ISPRA: OPERE DI DIFESA COSTIERA

Descrizione
Negli ultimi anni l’arretramento della linea di riva, oltre a rappresentare una minaccia per il settore turistico – balneare, mette a rischio la sicurezza di abitazioni, strade e ferrovie, pregiudicando, più in generale, diverse attività socio-economiche. Per tali motivi, già da diversi anni si assiste allo sviluppo di tecniche per la pianificazione, progettazione ed esecuzione di opere di difesa costiera. Le soluzioni di protezione dei litorali e di contenimento dell’erosione, adottate negli anni dalle amministrazioni locali, sono sia interventi con opere di difesa costiera “rigide”, ossia strutture fisse capaci di interferire con il moto ondoso e di limitare gli effetti dannosi delle mareggiate, sia interventi con opere “morbide”, che prevedono il ripristino delle spiagge con ripascimenti artificiali. In linea di massima, le opere di difesa longitudinali e distaccate dalla riva (ad esempio scogliere o isolotti artificiali) permettono di attenuare l’azione delle onde sulla costa e di limitare il dissesto dei litorali durante gli eventi di tempesta; mentre opere trasversali alla linea di riva (ad esempio pennelli) permettono di modificare localmente le dinamiche di erosione/accrescimento delle spiagge. Per contrastare l’azione aggressiva del mare sono anche adottate soluzioni combinate di strutture trasversali e longitudinali la riva, ossia opere miste. In caso di interventi di urgenza, come la difesa di una strada o di una ferrovia, vengono sempre più spesso realizzate opere aderenti alla costa (radenti). La realizzazione di opere di difesa, in generale, se da un lato ha l’obiettivo di difendere un tratto di costa dall’avanzamento del mare, dall’altro, alterando il trasporto litoraneo, può determinare perdite di sedimento nelle aree limitrofe, generando erosione. Per questo motivo, nel corso degli anni, si assiste a una pianificazione di interventi di difesa non come opere singole, ma come componenti di un sistema complessivo di difesa, studiato alla scala dell’unità fisiografica, al fine di limitare ogni possibile effetto, diretto e indiretto, sull’ambiente costiero. La caratterizzazione delle diverse tipologie di opere di difesa in: • Isolotti; • Opere miste; • Pennelli (ortogonali, obliqui, a T e a Y); • Opere radenti (a muro e a gettata); • Scogliere (con varchi e senza varchi); si basa sull’individuazione di elementi chiaramente distinguibili mediante fotointerpretazione di ortofoto e immagini satellitari. L’indicatore fornisce una misura del numero delle diverse opere rigide di difesa costiera mostrando le variazioni per gli anni 2000 – 2006 – 2020 sia a livello nazionale sia regionale. Inoltre, non tiene conto delle opere di difesa “morbide”, poiché il metodo adottato di rilevamento delle opere di difesa mediante fotointerpretazione di ortofoto e immagini satellitari, non consente di quantificare e monitorare interventi difficilmente distinguibili nel contesto in cui sono inseriti.
Scopo
L’indicatore rappresenta una misura della fragilità degli ambienti costieri sottoposti a una crescente pressione antropica che richiede la realizzazione di interventi per la difesa di strade, ferrovie e manufatti lungo la costa, dal moto ondoso, spesso con carattere d’urgenza. La realizzazione di opere di difesa rigida, in generale, se può essere risolutiva per un determinato tratto di costa, per contro, può alterare il trasporto litoraneo in aree limitrofe, determinando perdite di sedimento e generando, così, nuovi impatti in termini di erosione. L’indicatore è dunque utile nell’ambito della valutazione dell’efficacia degli interventi di protezione della costa eseguiti nel tempo per le diverse realtà locali/regionali e può rappresentare uno strumento di supporto alla pianificazione e gestione della fascia costiera in tema di difesa dei litorali.


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