ISPRA: CARICHI CRITICI DELLE DEPOSIZIONI INQUINANTI
CARICHI CRITICI DELLE DEPOSIZIONI INQUINANTI
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ISPRA: CARICHI CRITICI DELLE DEPOSIZIONI INQUINANTI
Descrizione
Introdotto in ambito UN/ECE (ICP, 2004) per valutare il danno alle foreste, il carico critico è una stima quantitativa dell’esposizione ad uno o più inquinanti al di sotto della quale non si apprezzano danni ai sistemi recettori sulla base delle attuali conoscenze. Gli elementi recettori analizzati sono gli ecosistemi vegetali presenti sul territorio nazionale. L’inquinante preso in esame è l’azoto, considerato per il suo effetto eutrofizzante. L’indicatore mostra le mappe di carico critico di azoto eutrofizzante e le relative eccedenze calcolate con deposizioni al 2005 e al 2015. Si è deciso di non rappresentare le informazioni relative al carico critico di acidità poiché non costituiscono un elemento di attenzione in relazione alle scarsissime e limitatissime eccedenze rilevate e alla generale tendenza al miglioramento causa la drastica diminuzione delle emissioni di composti dello zolfo (principali responsabili dell’acidificazione delle deposizioni) registrata negli ultimi anni. Stessa scelta è stata fatta per il carico critico di cadmio e piombo poiché il metodo di calcolo presenta dei problemi di significatività a causa delle elevate concentrazioni naturali di questi inquinanti nei suoli italiani che ne ha determinato il momentaneo abbandono anche a livello europeo.
Per il calcolo dei carichi critici il sistema di riferimento spaziale è la rete EMEP (Maglie di 1°x1°km). In ciascuna maglia e per ciascun ecosistema che vi ricade, viene individuato il valore di carico critico, in accordo con la metodologia indicata nel Mapping Manual (ICP, 2004). Sottraendo dal valore reale di deposizione atmosferica dell’inquinante considerato, il valore del carico critico stimato per ogni singolo ecosistema, si ottengono i valori di eccedenza. Le aree in cui risultano livelli di eccedenza positivi indicano zone dove gli attuali livelli di deposizione possono indurre alterazioni negli ecosistemi e, quindi, rappresentano le aree a rischio dove è opportuno intervenire. L’eccedenza può essere considerata un indicatore di impatto, mentre il carico critico un indicatore di stato. Le metodologie di stima del carico critico per l’Italia sono coerenti con quelle adottate nell'ambito della Convenzione di Ginevra sull'inquinamento atmosferico trans-frontaliero a lunga distanza (1979).
Per il calcolo dei carichi critici il sistema di riferimento spaziale è la rete EMEP (Maglie di 1°x1°km). In ciascuna maglia e per ciascun ecosistema che vi ricade, viene individuato il valore di carico critico, in accordo con la metodologia indicata nel Mapping Manual (ICP, 2004). Sottraendo dal valore reale di deposizione atmosferica dell’inquinante considerato, il valore del carico critico stimato per ogni singolo ecosistema, si ottengono i valori di eccedenza. Le aree in cui risultano livelli di eccedenza positivi indicano zone dove gli attuali livelli di deposizione possono indurre alterazioni negli ecosistemi e, quindi, rappresentano le aree a rischio dove è opportuno intervenire. L’eccedenza può essere considerata un indicatore di impatto, mentre il carico critico un indicatore di stato. Le metodologie di stima del carico critico per l’Italia sono coerenti con quelle adottate nell'ambito della Convenzione di Ginevra sull'inquinamento atmosferico trans-frontaliero a lunga distanza (1979).
Scopo
Il carico critico è stato introdotto nell’ambito dei protocolli attuativi della Convenzione di Ginevra sull'inquinamento transfrontaliero al fine di proteggere gli elementi recettori presenti sul territorio dagli effetti causati dalla deposizione di sostanze inquinanti. Costituisce, infatti, uno dei parametri utilizzati per stabilire le quote di riduzione delle emissioni da attribuire a ciascun Paese sulla base della sensibilità del proprio territorio e di quella dei Paesi confinanti.
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